5 pensieri su “10. LE NUOVE ALFABETIZZAZIONI”

  1. Puntare in modo deciso sull’apprendimento delle lingue straniere fin dalla primaria con metodologie sperimentate e innovative per aumentare i risultati è condivisibile, peraltro in una società sempre più globalizzata dove conoscere le lingue è un must!
    Correlato a questo aspetto tuttavia é indispensabile che anche i docenti siano messi nelle condizioni di poter avvalersi di formazione continua.

  2. Concordo sul fatto che integrare le lingue straniere sia indubbiamente un miglioramento dell’offerta formativa, non abbiamo una seconda lingua ben radicata se non per particolari studi o per vicinanza ai confini di stato. L’importante è che la formazione sia continua anche per gli insegnanti, perché se non si è madre lingua è difficile non farsi ‘influenzare ed italianizzare’ certi aspetti delle lingue straniere (tipo la pronuncia). E parlo per esperienza personale.

  3. Sinceramente mi fa un po’ sorridere l’idea del “coding” come approccio per insegnare a risolvere problemi complessi, e quindi sviluppare l’ intelligenza logica. Sicuramente aiuta, ma a tenera età penso ci possano essere altri metodi, più adatti. Per esempio, sono convinto che lo studio della musica (suonare, cantare) faccia bene per l’apprendimento delle lingue. E poi la logica non spiega tutto, l’essere umano non è un automa, è umano…

  4. Tutto ciò che viene come implementazione dell’attuale offerta formativa non può essere che ben accetto. Però considerando che non tutti gli studenti hanno le stesse abilità (un individuo può essere più portato per la letteratura, un altro per l’arte, un altro per l’informatica) non trovo corretto proporre corsi così puntati sull’informatica tralasciando le altre discipline.
    Forse a sei anni è più utile un infarinamento sia del computer, che dell’arte, che delle abilità motorie, che della musica ecc. ma proposto da personale specificamente formato a insegnare a bambini di sei anni la precisa disciplina, e non da qualche insegnate o supplente che si improvvisa informatico o musicistacome avviene adesso per queste “discipline minori”

  5. SINTESI FINALE (provvisorio)
    Puntare in modo deciso sull’apprendimento delle lingue straniere fin dalla primaria con metodologie sperimentate e innovative per aumentare i risultati è condivisibile, peraltro in una società sempre più globalizzata dove conoscere le lingue è un must!
    Gli strumenti di comunicazione OGGI garantiscono un continuativo accesso a testi e strumenti a supporto della didattica, che deve essere erogata con maggiore convinzione : per esempio integralmente in lingua straniera. Questo non deve essere un tabù, in conseguenza all’elevato numero di studenti di lingua non italiana che frequentano regolarmente le lezioni nelle nostre scuole apprendendo l’Italiano.
    Bisogna fermamente tenere in considerazione l’inefficacia che ha oggi l’insegnamento della lingua Inglese, che i nostri figli generalmente non apprendono a scuola (salvo rare eccezionali eccellenze). Bisogna considerare quello che non funziona nel metodo e nell’ambiente, e soprattutto che non tutti gli studenti hanno le stesse abilità e tempistiche di apprendimento. Questo richiede ulteriore attenzione nella realizzazione della didattica e formazione agi insegnanti: é indispensabile che anche i docenti siano messi nelle condizioni di poter avvalersi di formazione continua.
    E’ invece singolare che si voglia identificare con ‘coding’ l’insegnamento della logica, già previsto nel programma di matematica. E’ fondamentale che le nuove generazioni conoscano le nuove tecnologie (così come le vecchie), ma che queste vengano affrontate con la dovuta serietà e ponderatezza. Sicuramente aiuta, ma in tenera età ci possano essere altri metodi, più adatti. Per esempio, lo studio della musica (suonare, cantare) facilita l’apprendimento delle lingue.
    Se è vero che qualsiasi adolescente ha in tasca un computer, questo non significa che tutti questi ragazzi siano dei potenziali ‘Digital Makers’ tanto quanto non vale che questi possano essere tutti scrittori o medici.
    E’ doveroso che, nel rispetto delle competenze ci sia un bilanciamento tra i programmi, privilegiando piuttosto la multidisciplinarietà (fondamentale, questa sì per il problem-solving) e la qualità di programmi, strumenti e docenti specificamente formato a insegnare a bambini di sei anni la precisa disciplina, e non da qualche insegnate o supplente che si improvvisa informatico o musicista come avviene adesso per queste “discipline minori”.
    Le competenze acquisite nella scuola devono essere coerenti con le aspettative ed attitudini dei singoli soggetti e soprattutto in linea con le competenze richieste nel mondo del lavoro. Investire pesantemente nell’insegnamento di informatica, lingue ed economia, richiede un mercato in grado di assorbirle. Altrimenti avremo formato una nuova generazione di cervelli in fuga.

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