6 pensieri su “11. FONDATA SUL LAVORO”

  1. Il percorso di avvicinamento al mondo del lavoro è un importantissimo strumento di educazione al rispetto delle regole e dei valori cercando di mettere in pratica le competenze acquisite nella scuola. Bisogna però individuare correttamente la finalità tenendo in considerazione la reale capacità ricettiva ed educativa del mondo del lavoro locale. E esperienze di questo tipo sono ampiamente diffuse in contesti economico-sociali dove l’offerta delle imprese è ampia, differenziata, continuativa e sostenuta da una politica industriale concertata tra Stato, industriali e organizzazioni dei lavoratori (vedi Germania, Svizzera). Il sistema economico Italiano è caratterizzato da molte eccellenze e peculiarità. Questa iniziativa deve essere una opportunità sostenibile e garantita, programmata e organizzata da scuola e imprese locali.

  2. Forse 200 ore di percorso di formazione all’ anno possono essere sufficienti ….a patto che si debba creare e stimolare veramente quella sinergia tra scuola e lavoro…
    Su questo si deve lavorare prima di tutto

  3. Nella mia esperienza ho fatto da tutor a diversi studenti in stage, e ho visto come 15 anni fa avevamo il tempo da dedicare loro per insegnare qualcosa, mentre ora ho l’impressione che ci si affidi all’effetto “osmosi”, non so con quali risultati. Attualmente non credo siano molte le aziende serie su questi progetti, c’è strada da fare anche sul lato aziendale: la logica imperante è il profitto, non il lavoro, a dispetto degli obiettivi scolastici. D’accordo su una maggiore e migliore integrazione tra scuola e lavoro, ma non ad ogni costo.

  4. Sperando che le 200 ore di scuola-lavoro siano proposte fuori dai 9 mesi scolastici, ritengo che siano una buona scuola per capire come come potrebbe essere il mondo del lavoro.
    Molto più interessante sarebbe far entrare i ragazzi dalla fine della terza media nel mondo del lavoro con queste 200 ore, e non solo per gli ultimi 3anni, magari con mansioni inizialmente umili. Con lo scopo che si rendano conto che con impegno e dedizione possono crescere professionalmente.

  5. E’ positiva la relazione scuola-lavoro ,ma la scuola deve insegnare prima di tutto l’impegno a ottenere i risultati , il rispetto delle regole e dei propri insegnanti che nel lavoro si trasformeranno in impegno per ottenere profitto e rispetto per i responsabili .
    Insegnare che niente è dovuto e che prima si parte dal basso per arrivare in alto.

  6. SINTESI FINALE (provvisorio)

    Il percorso di avvicinamento al mondo del lavoro è un importantissimo strumento di educazione al rispetto delle regole e dei valori, cercando di mettere in pratica le competenze acquisite nella scuola.
    Molto interessante sarebbe far entrare nel mondo del lavoro i ragazzi già alla fine della terza media con queste 200 ore, e non solo per gli ultimi 3anni di superiori, in modo da mostrargli questo importante aspetto della vita sociale che non hanno avuto modo di conoscere prima, e con lo scopo che si rendano conto che con impegno e dedizione possono crescere professionalmente.
    È auspicale che le 200 ore di scuola-lavoro siano proposte fuori dai 9 mesi scolastici, a completamento del programma scolastico. Consideriamo che gli studenti italiani hanno 90 giorni di pausa delle lezioni nel periodo estivo: la più lunga in Europa
    Bisogna però individuare correttamente la finalità, tenendo in considerazione la reale capacità ricettiva ed educativa del mondo del lavoro locale. Le esperienze di questo tipo sono ampiamente diffuse in contesti economico-sociali dove l’offerta delle imprese è ampia, differenziata, continuativa e sostenuta da una politica industriale concertata tra Stato, industriali e organizzazioni dei lavoratori (vedi Germania, Svizzera). Il sistema economico Italiano è caratterizzato da molte eccellenze e peculiarità. Questa iniziativa deve essere una opportunità sostenibile e garantita, programmata e organizzata da scuola e imprese locali.
    È necessario che il tutor aziendale sia in continuo contatto con la scuola e che abbia il tempo ed il mododi dedicare l’attenzione per insegnare qualcosa, e che non ci si affidi all’effetto “osmosi”, che non garantisce risultati in base a criteri certi. Attualmente è raro trovare aziende serie motivate a seguire questi progetti. È necessario affrontare un processo di crescita anche della controparte aziendale: la logica di riferimento è il profitto, non il lavoro, a dispetto degli obiettivi scolastici.

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